| Il capitalismo molecolare, la forza della Brianza |
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I cugini francesi, orgogliosi dei loro grandi gruppi, parlano sempre più spesso di artigiani e piccole imprese. Addirittura nella City gli invisibili alla Borsa sono presi in considerazione. Per una volta non si parla male di les italiennes con il loro capitalismo molecolare. Non so se i nostri piccoli imprenditori abbiano coscienza di essere osservati da chi, fino a poco tempo fa, li riteneva solo un'anomala preesistenza poco funzionale al turbocapitalismo. Per chi ci osserva con interesse, mi pare utile la ricerca con cui la nuova Camera di commercio della Brianza ha cercato di capire come la pancia del sistema, le micro-imprese da 1 a 9 addetti, tiene e si riposiziona dentro la crisi. Con 60mila imprese attive, una ogni 13 abitanti, la Brianza è una grande piattaforma produttiva dove gira il motore di alcune delle filiere più pesanti del made in Italy, dai mobilieri che ogni anno rappresentano le loro eccellenze, al Salone del mobile, alla meccanica di precisione. Qui l'urto della crisi è stato retto da un popolo di capitalisti molecolari dal Dna antico (il 47,8% delle imprese è stata costituita prima della crisi petrolifera del 1973) che negli ultimi anni ha visto crescere una nuova leva di giovani titolari diplomati e laureati, nuovi imprenditori immigrati e molte imprenditrici donne. Quasi il 60% è composto da ex lavoratori dipendenti; una piccola borghesia dalle radici popolari nata più dal desiderio di autorealizzazione individuale (47,5%) che dalla perdita del posto di lavoro (5,3%) o dall'eredità di famiglia (33,2%). Un'impresa molecola sociale, figlia del trittico persona-famiglia-comunità, con il 45,1% che ha iniziato con capitali propri e il 52,5% che li ha ottenuti da famigliari, parenti o amici. Fonte: ilsole24ore.com |
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