| Artigiani protestano per la denuncia telematica dei rifiuti pericolosi |
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Il nuovo sistema per la denuncia telematica dei rifiuti è troppo costoso per gli artigiani. A sollevare il problema e a lanciare un appello per una deroga ispirata alla ragionevolezza è l’Unione Artigiani della Provincia di Monza e Brianza dopo l’approvazione del nuovo sistema imposto a tutte le imprese che producono rifiuti pericolosi, indipendentemente dalla dimensione, e anche quelle che producono rifiuti non pericolosi e che hanno più di 10 dipendenti. In tempi relativamente brevi, poco più di sei mesi, si dovrà dire addio all’attuale denuncia cartacea tramite il modulo Mud (Modello di Dichiarazione Ambientale), nonché al registro di carico e scarico. Sarà necessario attrezzarsi a dichiarazioni esclusivamente telematiche con un sistema informatico, tramite un Pc dotato di particolare software condizionato dall’acquisto di una chiavetta Usb (con un costo di almeno 70 euro, più altri costi di canone). Un cambiamento che interesserà anche gli autotrasportatori e gli smaltitori di rifiuti (alcuni dei quali appartengono all’universo artigiano) che dovranno dotarsi di un apparato Gps e sostenere ulteriori costi. “Il provvedimento coinvolge in procedure complesse anche le piccole e piccolissime imprese artigiane che annualmente producono quantità ridottissime di rifiuti cosiddetti pericolosi. E consola davvero poco verificare che il provvedimento esclude le imprese con meno di 11 dipendenti che producono rifiuti non pericolosi – spiega Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani della Provincia di Monza e Brianza -. Stimiamo che nella nuova procedura siano coinvolte oltre 6 mila tra Milano e Monza-Brianza e più di 15 mila in Lombardia, appartenenti a numerose categorie: acconciatori, lavanderie, produzioni meccaniche, chimiche, autofficine e via dicendo. “Oltre ai costi non trascurabili – aggiunge il Presidente dell’Unione, Walter Mariani - si deve considerare che alcune non dispongono di sistemi informatici e comunque di preparazione operativa adeguata" L’Unione Artigiani, pur non negando che il provvedimento sia positivamente ispirato dall’obiettivo di attuare maggiori controlli in un settore a rischio, ribadisce che le nuove procedure non fanno distinzione tra le piccole aziende artigiane che devono smaltire lamette usate, batterie esaurite o minimi scarti di solventi di lavanderia e le grandi realtà produttive che generano quantità rilevanti di rifiuti pericolosi, tali da risultare talvolta appetibili per avviare traffici illegali. "Vogliamo solo un po’ di ragionevolezza per tanti piccoli imprenditori che già subiscono una gestione d’azienda burocraticamente complicata. Torniamo a chiedere una deroga per cui, chi produce quote limitate di rifiuti pericolosi, possa proseguire con le procedure finora in atto”- conclude Accornero. |
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