| Il cupo 2009 degli artigiani brianzoli |
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Un annus horribilis. Così il terribile 2009 sarà ricordato dagli artigiani di Monza e Brianza. Ora alle prese con la ripartenza di settembre: il periodo dell’anno nel quale tra luci ed ombre molte imprese dell’artigianato si sono rafforzate. Ma non poche - dopo la pausa estiva - non hanno più riaperto. Tra lo sgomento dei colleghi. I dati elaborati dall’Unione Artigiani, che analizzano la situazione lungo i primi 8 mesi di questo anno terribile, rilevano qualche timido miglioramento nell’ultimo periodo relativamente all’erogazione del credito da parte delle banche. Dopo il disastro dei primi quattro mesi, va riducendosi il ricorso alla Cassa Integrazione che resta comunque cospicuo. Pesante la riduzione sul fronte delle nuove assunzioni. Sembrerebbe attenuarsi l’allarme rosso dovuto al pesantissimo giro di vite che le banche hanno attuato nel primo quadrimestre del 2009. I dati provenienti dalla Cooperativa di Garanzia dell’Unione Artigiani rilevano che nel secondo quadrimestre di questo anno nero la percentuale di richieste effettivamente accettate dalle banche, sul totale delle domande, è stato del 52,6% contro il 38% del primo quadrimestre. Ancora lontano quel 64,5% registrato nello stesso periodo del 2008 (e comunque già allora ritenuto troppo penalizzante…), ma comunque il trend sembrerebbe in ripresa. Quanto alla tipologia delle richieste di credito, nei primi otto mesi del 2008, quelle relative agli investimenti (…indicatore di buon andamento) si attestavano attorno al 46% del totale. Quest’anno il corrispondente dato scende al 34,8% del totale con una evidente e corrispondente crescita di richieste di credito per esigenze di liquidità, di disponibilità per rientrare da debiti o per far fronte a crediti non riscossi (…tutti indicatori di congiuntura negativa). In questi primi mesi del 2009, per fronteggiare la crisi, le imprese artigiane hanno cercato al limite del possibile (e anche oltre…) di far ricorso alla Cassa integrazione, cresciuta in misura esponenziale e clamorosa (soprattutto da gennaio ad aprile quando si è registrata la punta massima), di ridurre l’orario di lavoro o rinunciare a collaborazioni. Ai licenziamenti si è proceduto solo in casi eccezionali. Inevitabile però una riduzione nell’avviamento al lavoro con un calo percentuale del 25% rispetto al 2008. L’avviamento al lavoro a tempo indeterminato resta comunque la formula di contratto prevalente (rappresenta il 43,0% del totale) ma, nel confronto con il 2008, registra un calo del 31,40%, secondo solo a quello dell’apprendistato (-34,22%). Fonte: mbnews.it |
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